Bologna, 2 agosto 1980

Bologna, 2 agosto 1980

Quel sabato mattina era una calda giornata estiva e, come tutti i sabati, lavoravamo in ospedale, a Bologna, fino alle 13.00, poi sarebbe rimasto solo il medico di guardia.
Alle 11.00 circa arrivò l’ordine per tutto il personale sanitario di non lasciare il posto di lavoro fino a nuovo ordine: c’era stato uno scoppio alla stazione ferroviaria di Bologna e, temendo molti feriti, tutta la sanità bolognese doveva essere pronta a far fronte all’emergenza. Quindi tutti allertati.
Si cercò di capire subito di cosa si trattasse e quale fossero state le modalità e l’entità dello scoppio, usando la radio e la televisione. Non c’era internet e non c’erano telefoni cellulari e quindi le informazioni si diffondevano più lentamente.
Noi medici cercammo di immaginare cosa fare nel caso fossero arrivati alcuni feriti, perché per il nostro reparto era una circostanza del tutto straordinaria. Immaginammo una organizzazione possibile: che materiale ci potesse servire, se ne avessimo a sufficienza, come collegarci con altri reparti? E tante altre ipotesi operative.

Piano piano si ebbero altre notizie: era scoppiata una bomba alle 10.25 e tutta un’ala della stazione ferroviaria era crollata. Molti morti e moltissimi feriti. In lontananza cominciarono a sentirsi le sirene dei mezzi di soccorso.
Ma come, proprio il sabato, nel periodo del massimo esodo estivo, con molta gente in giro e con la stazione affollatissima? Sembrava un brutto sogno.
Sgomento, paura, rabbia, dolore e compassione per le vittime erano alcuni dei sentimenti che percorrevano l’animo di tutti. Ci sarà qualcuno che si conosce tra i morti e i feriti? A questa domanda, che tutti ci facevamo, nessuno poteva rispondere e si cercava di pensare ad altro. Molti cercavano di chiamare la propria casa, per avere notizie dei propri familiari ed eventualmente per raccogliere altre informazioni.
Mia moglie e mia figlia di tre anni erano in Calabria, lontane da Bologna.
Verso le 14.00 arrivò la notizia che potevamo lasciare l’ospedale. L’organizzazione della città subito posta in essere dava sufficienti garanzie, almeno fino a quel momento. Noi della Nefrologia non eravamo comunque un reparto di primo intervento, ma eventualmente ci sarebbe stato bisogno di noi nei giorni successivi. E questo avvenne quando, dopo circa una settimana, due feriti gravi ebbero complicanze renali e furono trasferiti da noi.
Mentre tornavo a casa, volli passare dalla zona della stazione ferroviaria. Naturalmente tutta l’area era transennata, c’erano moltissimi soccorritori e non avevano bisogno di altre persone che dessero una mano. Nel via vai delle ambulanze, e da lontano, si riusciva a vedere uno spettacolo indescrivibile di distruzione di ampiezza inimmaginabile, ancora nella polvere, come dopo un bombardamento aereo.ansa - braghieri - STRAGE BOLOGNA: DOMANI ANNIVERSARIO, POLEMICA ASSENZA GOVERNO / SPECIALERientrai a casa, tranquillizzai mia moglie in Calabria per telefono e cercai di avere notizie dalla radio e dalla televisione. Nel pomeriggio e in tarda serata ritornai in stazione. Ovviamente l’opera di soccorso continuava ancora alacremente.
Alla fine la situazione divenne chiara in tutta la sua tragicità: erano stati fatti scoppiare 25 chilogrammi di tritolo nella sala d’attesa della stazione ferroviaria e il bilancio finale era di 85 morti e 200 feriti. La strage più grave in Italia dalla fine della II Guerra Mondiale. Tutta Bologna rispose in maniera veramente encomiabile, tanto che il 13 luglio 1981 il Capo dello Stato Sandro Pertini le consegnò la medaglia d’oro al valore civile per la prova di “democratica fermezza e civile coraggio” data dalla città in occasione “del criminale attentato terroristico del 2 agosto 1980”.
La stazione ferroviaria fu ricostruita e già alla cerimonia commemorativa nel primo anniversario nell’agosto del 1981 aveva assunto il suo aspetto originario. A memoria dell’evento rimangono una lapide con i nomi dei morti nella sala d’attesa della stazione e l’orologio che segna, a futura memoria, sempre l’ora alla quale si era fermato al momento dello scoppio: le 10 e 25.Orologio_strage_bologna2Dopo lunghe indagini, rese ancora più difficili da gravissimi depistaggi fatti da alcuni infedeli funzionari dei servizi segreti italiani, sono stati faticosamente individuati e condannati all’ergastolo gli esecutori materiali della strage. Sono due giovani di estrema destra, responsabili anche di molti altri omicidi. Purtroppo ancora non si conosce una verità giudiziaria circa i reali mandanti della strage.
Ogni anno, il 2 agosto, si tiene una cerimonia commemorativa con autorità nazionali e cittadine, con i sopravvissuti e i familiari delle vittime e soprattutto con tantissimi cittadini comuni. Anche quest’anno, il 35° anniversario, si è svolta la cerimonia e qui ricordiamo e documentiamo l’avvenimento.
Ancora una volta è stata sottolineata con forza, in particolare dal Presidente dell’Associazione dei Familiari delle Vittime, “la mancata individuazione dei mandanti e anche il fatto che gli esecutori, condannati per questo ed altri reati a 7 ergastoli a testa ed altre centinaia di anni di carcere per reati gravissimi, sono già completamente liberi da anni, avendo scontato in media solo 2 mesi di carcere per ogni morte causata”. Questo accade per un indiscriminato garantismo e per leggi ancora inidonee ad affrontare situazioni di tale gravità.
Ci auguriamo che presto, essendo stato di recente tolto il segreto di Stato su molti documenti riguardanti questo avvenimento, si possa arrivare ad una verità accertata e definitiva, individuando anche i mandanti della strage.
Intanto, non dimentichiamo!

Luigi Catizone