Buon lavoro, presidente!

Buon lavoro, presidente!

La figura del Presidente della Repubblica è particolarmente importante in Italia, non solo dal punto di vista politico. Tanto è vero che la Costituzione gli dedica tutto il Titolo II della seconda parte, con ben 9 articoli, dall’83 al 91 inclusi.

Ha una funzione ben definita: “Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale” (art. 87). Gli altri articoli delineano le funzioni operative e i compiti a lui attribuiti.

È chiaro quindi che la sua elezione diventa un momento fondamentale nella vita della Repubblica Italiana. La Costituzione specifica che “il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni” (art. 85) “dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato” (art. 83).

All’età di 89 anni a metà gennaio, come preannunciato, il presidente Giorgio Napolitano si era dimesso dopo aver ricoperto la carica per quasi 2 anni durante il suo secondo mandato.

Il presidente della Repubblica uscente, Giorgio Napolitano

Il presidente della Repubblica uscente, Giorgio Napolitano

La ricerca quindi da parte del Parlamento di una persona di alto profilo morale e politico, una persona che garantisse giustizia ed equità per tutti i cittadini ed avesse l’autorevolezza necessaria, assumeva un rilievo notevole.

La scelta è caduta su Sergio Mattarella e il Parlamento ne ha sancito l’elezione con ampia maggioranza sabato 31 gennaio 2015.

Mattarella

Il neo presidente della Repubblica eletto lo scorso 31 gennaio, Sergio Mattarella

Il neo presidente ha una storia personale e politica molto rilevante e ha le capacità per garantire il rispetto della Costituzione, dell’unità nazionale e della legalità. Significativamente, il quotidiano italiano più diffuso e autorevole, la Repubblica, titolava il suo editoriale, a firma del direttore, “Un galantuomo al Colle: la via dritta della politica”.

Il suo giuramento e il discorso di insediamento, fatto davanti alle Camere riunite e al popolo italiano, è stato applaudito ben 44 volte da tutte le parti politiche e a volte sono stati applausi quasi interminabili. Ha toccato tutti gli argomenti principali riguardanti la vita sociale, economica e politica dell’Italia e del mondo. Impossibile riportarlo tutto ma è visibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=4EXFjpOfMuA e può essere letto per intero sul sito del Corriere della Sera (http://www.corriere.it/politica/speciali/2015/elezioni-presidente-repubblica/notizie/mattarella-discorso-integrale-insediamento-presidente-65db81a6-ab8c-11e4-864d-5557babae2e2.shtml).

Riferisco solo queste parole molto toccanti, pronunciate in riferimento al terrorismo internazionale: “Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano. La pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia”.

I commenti sono stati molto positivi da parte di un’ampia parte del Parlamento e dei commentatori.

Ma chi è Sergio Mattarella? Nato a Palermo (è il primo Capo dello Stato siciliano) il 23 luglio 1941, vedovo dal 2012, ha tre figli. Il padre Bernardo era stato membro dell’Assemblea Costituente, più volte ministro negli anni ’50, deputato e potente democristiano in Sicilia. L’eredità politica la raccoglie il figlio maggiore, Piersanti, che nel 1978 è eletto presidente della Regione Sicilia e subito manifesta la volontà di cambiare una Regione condizionata dalla mafia, imponendo nuove regole e pulizia morale. Purtroppo il disegno di Piersanti viene brutalmente stroncato il 6 gennaio 1980, giorno dell’Epifania, quando viene ucciso dalla mafia mentre si reca con la famiglia a Messa, senza la scorta che lui stesso aveva lasciata libera per quel giorno. Tra i primi ad accorrere sul luogo del delitto è il fratello Sergio e Piersanti gli spira tra le braccia [= dies in his arms].

I drammatici momenti seguiti all'agguato in cui venne ucciso Piersanti Mattarella, fratello di Sergio, e all'epoca presidente della Regione Sicilia

I drammatici momenti seguiti all’agguato in cui venne ucciso Piersanti Mattarella, fratello di Sergio, all’epoca presidente della Regione Sicilia

Quel drammatico momento è stato ricordato dallo stesso presidente e dal presidente del Senato Pietro Grasso, quando questi, nella sua veste di sostituto del presidente Napolitano dimissionario, lo ha accolto al Quirinale. Quando avvenne l’assassinio di Piersanti, l’allora magistrato Pietro Grasso era il magistrato di turno alla Procura di Palermo e quindi colui che condusse le indagini. In quella tragica occasione, il futuro presidente del Senato incontrò per la prima volta il futuro presidente della Repubblica.

Da quel momento la vita di Sergio cambia profondamente. Fino ad allora era stato solo da molti anni giurista e professore di Diritto Parlamentare all’Università di Palermo. È sempre stato molto riservato e quasi schivo, ma decide di portare avanti gli ideali politici del fratello e di entrare in politica, nel partito della Democrazia Cristiana, dove ottiene molti importanti incarichi. Nel 1983 Sergio Mattarella viene eletto in Parlamento e ricopre varie volte la carica di ministro, anche di dicasteri importanti, come la Pubblica Istruzione e la Difesa. In quest’ultimo realizzò, nel 2000, l’abolizione della naja, il servizio militare obbligatorio. È stato anche vice-presidente del Consiglio dei Ministri.

Non si è mai dimostrato attaccato alla sua poltrona, infatti il 26 luglio 1990 si dimette da ministro della Pubblica Istruzione, insieme ad altri quattro colleghi, per protestare contro l’approvazione da parte del Governo di cui faceva parte di una legge che, contro le direttive della Comunità Europea, legalizzava il monopolio nel settore privato delle reti Mediaset di Silvio Berlusconi. Negli anni successivi più volte ha ribadito la necessità di modificare quella legge.

Fervente cattolico, famose sono rimaste le sue critiche alla popstar Madonna che nel luglio 1990 stava per arrivare in Italia con il suo “Ambition Tour”, definito da Mattarella, in linea con quanto sostenuto dai vescovi italiani, “un’offesa al buon gusto”.

È stato per qualche anno anche direttore del giornale democristiano Il Popolo.

Nella legislatura che inizia nel 1992 diventa protagonista della riforma della legge elettorale che sarà approvata nell’agosto 1993. Dal nome del suo relatore in Parlamento, Sergio Mattarella appunto, viene ribattezzata subito ‘Mattarellum’. La legge rimane in vigore fino al 2005. All’epoca molto criticata, è stata poi rivalutata nel corso degli anni, soprattutto se paragonata alla successiva legge elettorale detta, con un nome che dice tutto, ‘Porcellum’, che, approvata nel 2005, recentemente è stata definita incostituzionale.

Nel 2007 è tra gli estensori del manifesto per la fondazione del Partito Democratico al quale aderisce convintamente, ma nel 2008 non si ricandida, dopo la caduta del governo Prodi, ponendo fine alla sua venticinquennale esperienza di parlamentare.

Fuori dalla politica attiva, il suo impegno comunque continua in ambito giuridico: il 22 aprile 2009 viene eletto dal Parlamento in seduta comune componente del consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, del quale successivamente diventa presidente. Il 6 aprile 2011 il Parlamento lo elegge giudice della Corte costituzionale.

Il 24 ottobre 2011 Giorgio Napolitano lo nomina Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica.

Infine, sabato 31 gennaio, viene eletto presidente della Repubblica.

Molto significativo il gesto fatto nel pomeriggio dello stesso giorno, quindi prima ancora di giurare ed assumere la carica ufficialmente, cosa che sarebbe avvenuta il martedì successivo. Il suo primo atto da presidente eletto suona come un esplicito messaggio: è l’omaggio alle vittime della barbarie nazista alle Fosse Ardeatine (ricordo che l’eccidio delle Fosse Ardeatine fu il massacro di 335 civili e militari italiani, fucilati a Roma il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per l’attentato partigiano compiuto contro truppe germaniche in via Rasella).

La stragrande maggioranza dei commentatori ritiene che ci sarà un settennato presidenziale segnato da rettitudine morale e rispetto rigido della Costituzione, senza gesti eclatanti, ma con una fermezza nei principi, peculiare del presidente Mattarella.

A questo proposito ricordo un altro stralcio del suo discorso di insediamento: “Nel linguaggio corrente si è soliti tradurre il compito del capo dello Stato nel ruolo di un arbitro, del garante della Costituzione. È una immagine efficace. All’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà – imparziale. I giocatori lo aiutino con la loro correttezza”.

Voglio concludere riportando una frase, detta durante una rara intervista radiofonica rilasciata nel 1991, che dimostra il modo di agire e di pensare del presidente: “La forza d’animo e la determinazione ad agire non sono necessariamente espressi dai decibel, dal volume della voce o dal modo in cui ci si esprime, non è gridando che si esprime maggiore forza di volontà”.

Auguri di buon lavoro, Signor Presidente della Repubblica.

Luigi Catizone