Cristo si è fermato a Eboli

Cristo si è fermato a Eboli

Il film Cristo si è fermato a Eboli è uscito nel 1979 ed è tratto dalla famosa opera omonima di Carlo Levi pubblicata nel 1945. Per la sua opposizione al fascismo, nel 1935 Levi venne condannato all’esilio politico a Galiano in Lucania. La storia racconta l’esperienza di Levi, un intellettuale del nord, in una parte d’Italia che era assolutamente trascurata dallo Stato e dove gli abitanti vivevano in estrema povertà. Il film riproduce la sensibilità del libro.

Il regista, Francesco Rosi, inizia il film con il protagonista Carlo Levi (ben interpretatato da Gian Maria Volonté) come un anziano assorto nei propri pensieri. Sulle pareti ci sono tanti dei suoi quadri di gente di Galiano. La scena dimostra l’importanza di questo periodo nella vita di Levi e inoltre mostra la grande empatia che l’esiliato sentiva per i contadini meridionali e la loro lotta.

Un flashback ci porta al viaggio tedioso di Levi da Eboli, l’ultimo punto di civiltà, a Galiano. “Nemmeno Cristo è stato al di là di Eboli”. Ci vogliono diversi mezzi di trasporto per arrivare a destinazione. L’isolamento assoluto è stabilito tramite il passo lento del film ed il filmare continuo di un paesaggio montano, arido e senza colore, e di un villaggio di calce, chiuso e danneggiato da frane.

La vita dei contadini è una di sopravvivenza e si legge nei credits che alcune persone di Galiano e di Craco fanno parte di scene che Rosi rappresenta in modo realistico. Lo Stato li costringe a seminare il frumento che non si adatta bene al clima o alla terra, mentre la capra, il loro sostentamento, è tassata. La malaria è diffusa. Il popolo crede nella superstizione. Ad esempio Giulia, la governante di Levi, non mette fuori l’immondizia come segno di rispetto per l’angelo che arriva la sera. La politica e la chiesa non significano niente per i contadini. L’America è il paradiso in cui alcuni sono fuggiti o da dove sono ritornati con buoni ricordi.

Poco a poco, Levi partecipa alla vita quotidiana del villaggio. Fa il pittore residente ed è medico e portavoce. Che i paesani ci tengano all’amicizia di Levi è ben interpretato nella scena finale quando lo salutano con tristezza sotto la pioggia.

Si trovano buone recensioni in The Italian Political Filmmakers di John J. Michalczyk e in Italian Film in the Light of Realism di Millicent Marcus. Rosi ha portato al cinema un bel film d`importanza storica, di comprensione sociale e di recitazione eccezionale. Sono sicura che Carlo Levi l’avrebbe approvato.

Helen Preston