Dalla Sardegna all'Australia

Dalla Sardegna all’Australia

Il 14 novembre, di prima mattina ed in perfetto orario, arrivo all’aeroporto di Sydney. Con oltre venti ore di volo alle spalle, stanca, assonnata e con i piedi un po’ gonfi, supero i controlli doganali e mi dirigo verso l’uscita. Ad accogliermi un meraviglioso cielo azzurro, lo stesso che ho lasciato qualche ora prima nella mia città, Sassari. Provo subito due emozioni fortissime ed opposte, che immagino impareranno a convivere insieme, per i prossimi mesi, o forse anni. Una è di tristezza, perché mi trovo nell’altra parte del mondo, lontana da una famiglia meravigliosa e da amici insostituibili. L’altra è di gioia, entusiasmo e soddisfazione, perché dopo tanti sacrifici e un’attesa interminabile, il nostro sogno, mio e di mio marito, si realizza.

Inizia così la mia nuova vita in Australia.

In realtà il mio viaggio non è ancora finito, la mia destinazione finale è la capitale, Canberra! A separare le due città ci sono tre ore di pullman, durante le quali mi sforzo di tenere gli occhi aperti per godermi il paesaggio e intravedere, chissà, qualche adorabile canguro! Ma non ci riesco, il sonno la fa da padrone. Niente di grave, penso tra di me, d’altronde avrò tante altre occasioni di ripercorrere quello stesso tratto di strada.

A svegliarmi sarà una terribile sensazione di freddo, tale da costringermi a coprirmi con sciarpa e giacca. Continuo ad avere freddo, vorrei chiedere all’autista di spegnere l’aria condizionata, ci saranno 20 gradi! Poi guardo gli altri passeggeri intorno a me, indossano tutti abiti estivi e sembra non siano affatto infreddoliti. Ma com’è possibile, penso, sarà anche una bella giornata, ma è pur sempre primavera! Guardo l’orologio, è quasi l’una. Ormai ci siamo, posso sopportare il freddo per il restante quarto d’ora di viaggio!

Scendo finalmente dal pullman e vengo quasi travolta da un fortissimo vento. Sono infastidita, ho i capelli davanti agli occhi e quasi non riesco a sentire la voce di mio marito che mi chiede qualcosa. Non è una sensazione nuova. Mi viene in mente la Sardegna e il forte vento di Maestrale che frequentemente soffia nel nord dell’isola, portando con sé aria fresca e dando un po’ di tregua ai sardi dopo le grandi ondate di calore.

Ad aspettarci c’è un penpal di mio marito che ci ospita a casa per uno snack.

Sulla tavola qualche ciotola con salatini e dell’insalata verde con pomodori. Mi chiede se voglio bere del tè. Vorrei spiegargli che in Italia beviamo il tè solo la mattina per colazione e il pomeriggio davanti ad una buona fetta di torta o accompagnato da biscotti. Vorrei sapesse già che non riesco a bere il tè mangiando del cibo salato, ma non voglio essere scortese e accetto volentieri di berne una tazza.

Prima di accompagnarci in albergo facciamo un rapidissimo giro del suo giardino. Approfitto per chiedergli quali animali pericolosi si possono incontrare a Canberra. Mi risponde in un inglese che a malapena capisco. Dice che occorre fare attenzione ad alcuni tipi di ragni e soprattutto ai serpenti, che in questa stagione si incontrano spesso. Vorrei poter capire tutto quello che dice, del resto si tratta di cose importanti che dovrei sapere… Sono sicura che la prossima volta andrà meglio, del resto è il primo australiano che sento parlare!

Saliamo in macchina, diretti in albergo. Osservo le strade e gli spazi… vasti, vastissimi! C’è tanto verde intorno. Non tante macchine affollano la strada che stiamo percorrendo, mentre sono numerosi i ciclisti. La città sembra principalmente pianeggiante e ben si presta ad essere percorsa in bicicletta, anche perché scopro con piacere che ci sono chilometri di piste ciclabili. Decido che comprerò una bicicletta al più presto, mi sarà utile anche per familiarizzare con la guida a sinistra.

Per le strade non si vedono persone, tantomeno negozi. La città sembra deserta, eppure siamo in una zona centrale…mi chiedo dove si nascondano i canberrani!

Finalmente in albergo. Scendo dalla macchina e mentre mio marito ed io ringraziamo e salutiamo il nostro amico di penna, tre mosche insistenti iniziano a ronzare intorno al mio viso. Provo a cacciarle, ma non c’è verso di farle desistere. Cerco riparo nell’albergo, dove una sorridente ragazza addetta al ricevimento ci dà il benvenuto in una reception resa gelida dall’aria condizionata. Nella sala adiacente ci sono due signori, ospiti dell’albergo, che leggono comodamente sul divano. Entrambi indossano dei pantaloncini, una maglietta e delle infradito. Io, al contrario, indosso ancora la mia giacca e la sciarpa, che per niente al mondo toglierei.

Inevitabilmente mi vien da fare un paragone con i turisti tedeschi, che già ad aprile arrivano in Sardegna per le vacanze di Pasqua. Girano per le strade in tenuta estiva anche se le temperature sono ancora miti, mentre noi sardi li guardiamo increduli, dimenticando che loro sono abituati ad inverni molto rigidi. Già, i tedeschi! Ma gli australiani? Non significherà mica che anche a Canberra ci si scopre con largo anticipo perché si è abituati alle basse temperature? Non voglio pensarci, mi vengono già i brividi.

La nostra stanza è piccola ma accogliente ed offre una piacevole vista sulle montagne. Qualche piccolo ragnetto passeggia indisturbato sulla moquette. Lo osservo mentre cerco di capire se corrisponde alla descrizione dei ragni pericolosi fatta dal nostro penpal, ma, ahimè, ho capito troppo poco per potermi ritenere al sicuro! Mi convinco che siano innocui e senza dare troppo peso alla loro presenza mi prometto di informarmi meglio, e al più presto, sull’argomento.

Ho ancora tre cosa da fare prima che la giornata si concluda: una doccia, un riposino per vincere l’emicrania e la cena. Non c’è tempo da perdere, considerando che il ristorante dell’albergo chiude alle 20.00. Fatico a crederci! In Italia si va a cena fuori non prima delle 20.30, in estate anche più tardi.

Scampato il pericolo emicrania, mi ritrovo seduta al tavolo di un ristorante d’albergo di Canberra, dove ad un tratto inizio a realizzare che sono davvero in Australia.

Guardo il menu, desiderosa di provare un piatto australiano, ma vengo improvvisamente distratta dai prezzi indicati. Sapevo che la vita in Australia era cara, ma non mi aspettavo che si potesse vendere una pizza Margherita a diciotto dollari! In Italia, per lo stesso prezzo, se ne comprano due e mezza!

Mentre mio marito si gusta la sua schnitzel, prova a rassicurarmi spiegandomi che il costo della vita a Canberra è molto alto, ma che è proporzionato agli stipendi. Sarà così…

Una lunga giornata è giunta al termine. È solo l’inizio della mia nuova vita in Australia.

Sabrina Casu