Don Milani, un prete scomodo

Don Milani, un prete scomodo

Don Lorenzo Milani (1923-1967) è stato un prete scomodo e profetico. Chi è stato adolescente o giovane in Italia negli anni ’60 probabilmente lo conosce.

Di origine ebraica, si avvicina al Cristianesimo a vent’anni, quando abbandona il mondo borghese, raffinato e colto della sua famiglia ed entra in seminario. A 24 anni fu ordinato sacerdote. Don Lorenzo, per le sue scelte nette e coerenti, le sue prese di posizione, il linguaggio tagliente e preciso, la sua stringente logica, suscitava grandi consensi o grandi dissensi.

Su Don Lorenzo molto si è scritto; sono state fatte opere teatrali e quattro film, ma fondamentale resta il suo aspetto religioso. Certamente è difficile poter dare in poche righe un quadro completo di questa personalità molto complessa, ma spero di suscitare la curiosità di chi non lo conosce, che può essere soddisfatta visitando il sito della Fondazione sostenuta soprattutto dai suoi ex allievi http://www.donlorenzomilani.it.

Cappellano dall’ottobre del 1947 nel centro operaio di San Donato di Calenzano (Provincia di Firenze), vi fonda una scuola popolare serale per i giovani operai e contadini della sua parrocchia. Nata da quella esperienza, nel maggio del 1958 dette alle stampe Esperienze pastorali, ma nel dicembre dello stesso anno il libro fu ritirato dal commercio per disposizione del Sant’Uffizio, che riteneva “inopportuna” la sua lettura. Di recente è stata presentata a Papa Francesco la domanda di revoca di tale disposizione.

Il 7 dicembre 1954 don Lorenzo fu nominato priore di Barbiana, una piccola parrocchia di montagna sperduta nel Mugello, che oggi è possibile visitare, avendola i suoi ex-alunni mantenuta quasi come era in origine. A Barbiana, subito aprì una scuola serale, ma nel 1956 organizzò per i primi sei ragazzi che avevano finito le elementari una scuola di avviamento industriale.

Alla scuola di Barbiana non c’erano vacanze e ricreazione, nemmeno la domenica. Nessuno dei ragazzi si lamentava. Ma coloro che andavano a visitare la scuola dissentivano su questo punto. Un giorno, Lucio, che a casa aveva trentasei mucche nella stalla da pulire ogni mattina, disse: “La scuola sarà sempre meglio della merda”. E forse questa fu la risposta migliore a tutte le critiche.

La sua scuola accoglieva solo operai e contadini perché voleva eliminare la differenza culturale che esisteva tra questi e altri strati sociali. Don Lorenzo la definiva scuola classista, nel senso cioè di scelta dei poveri, sempre alla luce del Vangelo. Un giorno un ragazzo in visita alla scuola gli disse: “Ma lei insegna anche a lui che è comunista e dichiarato nemico della Chiesa?” Don Lorenzo rispose: “Io gli insegno il bene e a essere un uomo migliore e se poi continua a rimanere comunista, sarà un comunista migliore”.

L’11 febbraio 1965 un gruppo di cappellani militari toscani in un loro comunicato ufficiale avevano definito l’obiezione di coscienza “estranea al Comandamento cristiano dell’amore e espressione di viltà”. Nei giorni successivi Don Lorenzo e i ragazzi della scuola scrissero in risposta una lettera aperta che fu incriminata e don Lorenzo rinviato a giudizio per apologia di reato. Il processo si svolse a Roma, ma Don Lorenzo non poté essere presente a causa della sua grave malattia. Inviò ai giudici un’autodifesa scritta che, tra l’altro, contiene il famoso concetto “l’ubbidienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni…”. Il 15 febbraio 1966 il processo in prima istanza si concluse con l’assoluzione, ma su ricorso del pubblico ministero, la Corte d’Appello, quando don Lorenzo era già morto, modificava la sentenza di primo grado e condannava lo scritto.

Nel luglio 1966 iniziò la stesura, come sempre assieme ai ragazzi della scuola, di Lettera a una professoressa, pubblicata nel maggio del 1967. La lettera, tradotta in tutto il mondo, è indirizzata a una insegnante che aveva bocciato alcuni ragazzi della scuola di Barbiana. In essa, arricchita in appendice da tavole statistiche e documenti a prova di quanto contenuto nel testo, i ragazzi descrivono la selezione che avviene nella scuola dell’obbligo e che colpisce per lo più i figli degli operai e dei contadini. Questi, non avendo a disposizione il patrimonio culturale dei ricchi, subiscono umiliazioni anche a scuola, dove le differenze sociali e culturali sono messe maggiormente in evidenza. La lettera è letta in tutto il mondo ed è considerata ancora un testo fondamentale per capire i limiti della scuola italiana, e non solo, ed ha fortemente influenzato il dibattito su di essa.

Don Lorenzo morì a Firenze il 26 giugno 1967, a 44 anni, di linfoma di Hodgkin da cui era affetto da anni.

Senza pregiudizi ideologici, ma per la forza del suo pensiero e del suo esempio, Don Lorenzo Milani è un altro italiano di cui andare orgogliosi.

Luigi Catizone