Il personaggio: Eduardo De Filippo

Il personaggio: Eduardo De Filippo

L’Italia è da tutti definita meravigliosa, con una storia che non ha eguali al mondo. Purtroppo noi italiani stiamo facendo di tutto per rovinarla. Gli avvenimenti negativi e gravi sono purtroppo tanti e sono anche quelli che fanno notizia, anche all’estero, perché probabilmente sono proprio quelli che meritano le prime pagine.
Da quando vivo in Australia noto con sempre maggiore dolore, e anche rabbia, questa condizione. Ho però moltissima fiducia nel fatto che la situazione possa cambiare, in meglio, e ci sono molti segnali importanti in questa direzione che dobbiamo cogliere e valorizzare. Proprio per questo voglio invitare tutti gli italo-australiani a conservare fiducia e sentire orgoglio verso l’Italia.
Da un anno circa cerco di indicare sulla Dante Review italiani di cui andare orgogliosi, specie se poco conosciuti. La mia è solo la segnalazione di un personaggio, certamente non esaustiva, sperando di suscitare nei lettori curiosità e interesse per successivi personali approfondimenti.
Dopo Claudio Abbado, Peppino Impastato e Don Lorenzo Milani, voglio parlarvi di Eduardo De Filippo, commediografo ed attore di valore assoluto che ha parlato di Napoli e dell’animo napoletano rendendoli universali e comprensibili a tutti, sebbene scrivesse per lo più in dialetto. Solo con il passare degli anni cominciò a scrivere commedie anche in italiano, ma ricche comunque di espressioni e modi di dire napoletani.

DeFilippo2

Eduardo, come tutti lo chiamavano, nacque a Napoli nel 1900 ed era figlio naturale dell’attore Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo. Giovanissimo, cominciò a calcare le scene in commedie scritte dal padre, assieme ai fratelli Peppino e Titina, anch’essi attori molto conosciuti e amati.
Con la sua maschera scavata e di grande espressività ha rappresentato, spesso con un amaro sorriso ironico, i dolori, le passioni, le meschinità e le viltà dell’animo umano.
Nei primi decenni del Novecento si formò nella tradizione di un teatro napoletano molto vivace, lavorando con le principali compagnie del momento. Iniziava anche a scrivere le sue prime commedie che traevano sempre spunto dalla vita quotidiana, talvolta in maniera farsesca. La prima fu del 1920 e si intitolava “Farmacia di turno”.
Nel 1917 i tre fratelli De Filippo formarono per la prima volta una compagnia, ma la loro convivenza artistica durò pochissimi mesi. Eduardo continuò comunque a recitare nelle più importanti compagnie teatrali degli anni Venti e Trenta. Solo nel 1931, i tre De Filippo si rimisero insieme e proprio in quell’anno avvenne la prima rappresentazione di “Natale in casa Cupiello”. Questa è una amara commedia, con aspetti anche comici e farseschi, che si svolge nei giorni intorno a Natale e tratta della condizione di incomunicabilità e dei contrasti in una famiglia. È tuttora una delle commedie di Eduardo più rappresentate e apprezzate anche all’estero.

Eduardo con i fratelli Titina e Peppino

Il sodalizio con i fratelli durò, con vicende alterne, fino al 1944, quando vi fu la rottura definitiva per dissapori artistici e neppure in punto di morte avverrà la loro riappacificazione.
Nel 1945 Eduardo scrisse “Napoli milionaria”. Si tratta di una commedia amarissima che rappresenta la vita in un ‘basso’ napoletano di una famiglia che viene travolta dagli eventi della guerra e costretta ad ‘arrangiarsi’ per sopravvivere, perdendo la dignità e la morale. Solo alla fine, per drammatici avvenimenti, la famiglia riesce a riscattarsi e a riprendere una decorosa esistenza. Proprio in “Napoli Milionaria” un personaggio pronuncia una frase ormai diventata celebre – “Ha da passà ’a nuttata” (deve passare la notte) – che ben si può adattare alla situazione italiana a cui accennavo prima. Nel 1950 venne girato anche un film tratto da questa commedia con la regia dello stesso Eduardo. Come tutte le sue opere, anche questa fu rappresentata in molti paesi europei, ma la rappresentazione forse più importante fu quella che ebbe luogo nel 1972 a Londra, dove rimase a lungo in cartellone.
Nel 1946 fu rappresentata per la prima volta “Filumena Marturano” che è forse la commedia più bella, profonda, commovente e maggiormente rappresentata a livello internazionale. Eduardo stesso ne trasse un film nel 1951, ma molto più famoso è stato quello fatto da Vittorio De Sica nel 1964, dal titolo “Matrimonio all’italiana”, interpretato da Sofia Loren e Marcello Mastroianni. La commedia fu tradotta e rappresentata in numerosissime lingue e, nella versione inglese del 1977, fu interpretata a Londra da Joan Plowright e Laurence Olivier, con la regia di Franco Zeffirelli. Nel 1979 la stessa Plowright, dopo due stagioni di successo a Londra, la interpretò a Broadway con la regia del marito Laurence Olivier.
Filumena è un’ex-prostituta, che, dopo 25 anni di convivenza con don Mimì, del quale ha amministrato la casa e i beni come e più di una moglie, fingendosi moribonda, si fa sposare sul letto di morte. Alla fine della cerimonia nuziale, Filomena dichiara l’inganno e annuncia di aver fatto questo perché ha tre figli di cui non ha mai rivelato l’esistenza, uno dei quali è di Don Mimì. Questi cerca a lungo di identificare suo figlio, ma senza successo, e Filumena non lo dirà mai. Alla fine Mimì cede alle ragioni di Filumena e li accetta e adotta tutti e tre. È un inno all’amore materno e al valore dei figli, racchiuso nella celeberrima frase di Filumena: “E figlie so’ figlie e so’ tutt’eguale!” (i figli sono figli e sono tutti uguali).
Le Commedie scritte da Eduardo sono state in totale 42 e tra queste ricordiamoQuesti fantasmi (1946), De Pretore Vincenzo (1957),Sabato, domenica e lunedì (1959), Il Sindaco del rione Sanità (1960), Gli esami non finiscono mai (1973).
Molti sono stati i lavori di Eduardo per il cinema, come attore, regista e sceneggiatore. Ha scritto anche numerose poesie.
Nel 1948 investì tutti i suoi risparmi nell’acquisto e nella ricostruzione del Teatro San Ferdinando di Napoli, semidistrutto dalla guerra. Salvaguardò la facciata settecentesca e realizzò un teatro tecnicamente all’avanguardia. Fu inaugurato il 22 gennaio 1954 ed Eduardo vi interpretò molte delle sue opere, ma mise anche in scena testi di altri autori napoletani con lo scopo di dare al Teatro napoletano una platea e un ambiente adeguati.
Eduardo mantenne un costante impegno politico e sociale che si concretizzò nel 1979 nella fondazione a Firenze della scuola di Drammaturgia per giovani autori. Nel 1981 ottenne la Cattedra di Drammaturgia presso l’Università la Sapienza di Roma e nello stesso anno venne nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Sandro Pertini, impegnandosi anche in Senato, oltre che sul palcoscenico, per i ragazzi minorenni rinchiusi negli istituti di pena.
Il figlio Luca, anche lui ottimo attore, mantiene tuttora viva la tradizione teatrale del padre.
Vorrei concludere questo purtroppo del tutto insufficiente ritratto di un grande Uomo del Teatro Italiano con le parole da lui stesso pronunciate nel suo ultimo discorso pubblico tenuto al Teatro Antico di Taormina il 1984: “[…] è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato”.
Infine una frase che forse ben rappresenta la napoletanità di Eduardo: “Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.
Eduardo De Filippo morì a Roma nella notte tra il 31 ottobre ed il 1º novembre 1984.

Luigi Catizone