In ricordo di Claudio Abbado

In ricordo di Claudio Abbado

Sono certo che tutti conoscono Claudio Abbado: un monumento alla Musica. Personaggio di cui tutti gli Italiani, in Patria e fuori, devono andare orgogliosi. 

Claudio Abbado è morto a Bologna il 20 gennaio 2014, all’età di 80 anni e dopo lunga malattia, nella sua casa che si affaccia su Piazza Santo Stefano, certamente tra le più belle d’Italia. Lo stesso presidente della Repubblica, che nell’agosto 2013 lo aveva nominato Senatore a vita, ha voluto rendergli omaggio a nome di tutta l’Italia, accompagnandolo nel breve tratto tra la sua casa e la Chiesa romanica di San Vitale e Agricola, nel complesso benedettino di Santo Stefano. È in questa chiesa che è stata allestita la camera ardente, rimasta aperta ininterrottamente per 36 ore. Moltissime personalità dell’arte e della cultura, ma soprattutto comuni cittadini (ed io tra questi), arrivati da tutta l’Italia e dall’estero, si sono recati a rendere omaggio al Maestro, attendendo in una lunga e commossa fila. 

Il Maestro Abbado (o, meglio, “Claudio”, come amava farsi chiamare dai suoi musicisti, anche i più giovani) era un simbolo e una leggenda, lontanissimo dallo star-system. 

Era nato a Milano nel 1933 da una colta famiglia borghese: il padre era insegnante di violino al Conservatorio di Milano e la madre pianista e scrittrice per bambini. 

La carriera artistica si era sviluppata in maniera prestigiosissima. Diciottenne, quando suonava col gruppo da camera del padre, gli era stato predetto da Arturo Toscanini un futuro di successo. Fino al 1955 studiò al conservatorio milanese, specializzandosi in composizione, pianoforte e direzione d’orchestra. Nel 1958 vinse il concorso Koussevitsky a Tanglewood (USA); nel 1960 debuttò al Teatro alla Scala di Milano e nel 1968 al Covent Garden di Londra. Altre tappe fondamentali sono state la direzione musicale del Teatro alla Scala (1968-1986) e della London Symphony Orchestra (1979-1987), e la direzione artistica di prestigiose orchestre come la Berliner Philharmoniker, la Staatsoper di Vienna e la Wiener Philharmoniker. 

Una delle sue più recenti creature è l’Orchestra Mozart di Bologna, inserita quale progetto speciale nelle programmazioni della Regia Accademia Filarmonica di Bologna, una delle più antiche istituzioni musicali europee. È un’orchestra di nuova concezione: giovane formazione che si proietta verso la ribalta internazionale mantenendo forti e profonde radici nel territorio di nascita, nella città di Bologna e nel suo tessuto sociale. Infatti organizza attività in ambito sanitario e socio-assistenziale, ad esempio nei reparti pediatrici e nel carcere. 

La vita artistica di Claudio Abbado, qui molto sinteticamente riportata, è facilmente reperibile sui vari siti dedicati a lui ed alle sue opere, compreso quello del “Club Abbadiani Itineranti”. 

Chi ha avuto la fortuna di vedere e sentire il Maestro dirigere, anche solo in televisione, ha certamente vissuto momenti di grande emozione. Il modo di dirigere, molto preciso ed essenziale, quasi compassato, era il contrario dello stereotipo del Direttore energico, irascibile, con i capelli al vento e i gesti vigorosi. 

Ma gli aspetti umani di Abbado non sono stati inferiori a quelli artistici e musicali. Ha fatto crescere e maturare intere generazioni di orchestrali, ha dato la straordinaria opportunità a centinaia di giovani musicisti di crescere. Non c’è orchestra al mondo che non abbia musicisti cresciuti e ispirati dalle esperienze vissute in una delle formazioni create da Abbado. L’ultima di queste formazioni è appunto l’Orchestra Mozart di Bologna, fondata nel 2004. 

Per lui la musica era anche coinvolgimento politico e civile, con concerti nelle fabbriche e nelle carceri. Quando ne era Direttore Artistico, aveva aperto la Scala a studenti ed operai. Aveva partecipato, assieme al grande pianista Maurizio Pollini, a proteste contro la guerra in Vietnam e i colonnelli greci. 

Considerava la Musica anche come uno strumento umanitario straordinario, come testimoniò con il suo sostegno entusiastico al “Sistema” di Josè Antonio Abreu. Abreu ha in Venezuela una rete di scuole musicali per ragazzi salvati dal degrado e dalla criminalità dei barrios. Fino ad oggi, parliamo di oltre 125 orchestre e cori giovanili, 30 orchestre sinfoniche e oltre 350.000 studenti educati alla Musica in 180 nuclei operativi sul territorio venezuelano. 

Tutte queste caratteristiche artistiche ed umane hanno trovato il più alto riconoscimento nella nomina, nell’agosto 2013, a Senatore a vita della Repubblica Italiana (da notare che lo stipendio per questa carica andava alla Scuola Musicale di Fiesole a Firenze, così come il denaro avuto dai numerosi premi internazionali era usato per borse di studio). 

Anche la camera ardente aveva le caratteristiche del Maestro. La semplice bara era circondata da cinque canestri di girasoli. Unica corona di rose bianche e rosse era quella del presidente della Repubblica. Non foto né flash. Vi erano poi cinque sedie e cinque leggii: ogni ora, per dieci minuti, si interrompeva il flusso delle persone e gli allievi e gli amici si alternavano a suonare un brano di musica classica. Si è anche esibito il coro del carcere di Bologna, fondato dal Maestro. 

I famigliari hanno dato l’ultimo saluto al loro caro con un concerto, eseguito dai musicisti dell’Orchestra Mozart. L’ex compagna, la violinista russa Viktoria Mullova (che ad Abbado ha dato il figlio Misha), ha eseguito la celebre Ciaccona di Bach. Poi la bara è stata trasferita al cimitero. 

Ricordiamo quindi un grande italiano e sentiamoci orgogliosi di avere anche noi le stesse radici. 

Luigi Catizone