La prima Festa Italiana? Un successo

La prima Festa Italiana? Un successo

Ecco a voi il resoconto dettagliato della “Festa Italiana” che si è tenuta l’8 novembre 2015 nei giardini dell’Ambasciata di Canberra.

Qui voglio riportare le impressioni di uno che per la prima volta ha potuto verificare, dall’interno, l’azione comune degli Italo-Australiani di Canberra che hanno contribuito, attraverso strade diverse, alla eccezionale riuscita dell’evento.

Ho avuto infatti l’onore di far parte del Comitato che ha organizzato la Festa e che ha profuso grande impegno completamente volontario. Era composto per lo più da uomini e donne arrivati in Australia dall’Italia molti decenni fa, spesso da bambini, e inseritisi, con impegno e tanto lavoro, nella comunità a pieno titolo, raggiungendo spesso traguardi molto prestigiosi. Tutti sono rimasti fortemente legati all’Italia e sono orgogliosi di essa.

Io invece sono qui solo da un anno circa e perciò non ho ancora una approfondita conoscenza di persone e cose di Canberra. Dico subito quindi che il mio contributo è stato parziale, ho fatto quello che ho potuto. Già dalle prime riunioni di alcuni mesi fa ho potuto cogliere le grandi motivazioni e lo spirito che c’era in tutti e i forti legami verso l’Italia.

Essendo la prima esperienza del genere per tutti, capimmo subito che avremmo dovuto “inventare” di sana pianta l’evento che iniziavamo ad organizzare.

L'ambasciatore italiano a Canberra, Pier Francesco Zazo apre ufficialmente la Festa Italiana

L’ambasciatore italiano a Canberra Pier Francesco Zazo apre ufficialmente la Festa Italiana

Il rapporto con l’ambasciata, che con Anna Capezio aveva in pratica co-ispirato l’iniziativa, è stato subito molto forte e la collaborazione è stata totale, avendo messo a disposizione non solo la residenza e i giardini, ma anche il suo prestigio sociale e politico nell’ambiente di Canberra.

Man mano che si avvicinava la data dell’evento, le riunioni del Comitato diventavano più frequenti e, come sempre accade in queste circostanze, c’erano ogni volta nuovi problemi da affrontare e risolvere, nuove proposte da valutare e attuare. I ruoli, comunque, si andavano man mano definendo. Chiunque avesse esperienza, conoscenze e contatti nei vari campi li metteva a disposizione di tutti. In particolare, l’autorevolezza e il peso sociale di alcuni del Comitato sono stati fondamentali, comunque tutti hanno fatto la propria parte al meglio. Si è così riusciti a raccogliere fondi, ad ottenere premi, anche molto importanti, per la lotteria, a convincere diversi operatori del campo dell’alimentazione (ristoratori, pasticcieri, gelatai, ecc.) a partecipare direttamente con i loro prodotti, a far partecipare alla Festa anche musicisti e cantanti che hanno allietato la giornata.

L’attrezzatura impegnata per allestire i giardini (stand, tavoli, sedie, pannelli, palco, recinti, generatori elettrici ecc.) è stata messa a disposizione con grande generosità. Chi aveva macchine o motociclette prestigiose italiane (Ferrari, Lamborghini, Alfa Romeo, Vespa e Lambretta) le ha esposte, per la gioia degli appassionati.

Naturalmente alcuni aspetti sono migliorabili e, grazie anche all’esperienza acquisita, certamente si potrà fare meglio in futuro. Alcune piccole disfunzioni, nate durante lo svolgimento della Festa, sono state tutte superate, grazie all’impegno e alla buona volontà di tutti.

Tra coloro che hanno collaborato all’organizzazione, c’erano purtroppo pochi giovani, specie di seconda e terza generazione (e qualcuno non ha dato una gran prova di sé). Questo sarà un punto da valutare attentamente, per cercare di coinvolgere le nuove generazioni nei ruoli a loro più appropriati.

Infine, voglio ricordare che i fondi che sono stati ricavati (dagli sponsor e dalla lotteria) sono stati divisi, detratte le spese, tra la “bilingual Yarralumla Primary School”, per acquistare risorse italiane per le proprie attività didattiche, e il “Villaggio Sant’Antonio”, che assiste le persone anziane.

Insomma per me è stata una grande esperienza positiva ed esaltante che mi ha fatto capire come l’amore verso l’Italia sia ancora fortemente radicato e profondo, anche dopo decenni, e mai, nonostante il peso dell’emigrazione, essa sia considerata una matrigna.

Luigi Catizone