Un eroico "No" alla mafia

Un eroico “No” alla mafia

Un altro italiano di cui andare orgogliosi è certamente Giuseppe Impastato, detto Peppino, morto assassinato dalla mafia all’età di 30 anni e la cui storia è rimasta a lungo poco conosciuta.

Peppino nacque a Cinisi (provincia di Palermo) il 5 gennaio del 1948 da una famiglia mafiosa: il padre Luigi, lo zio e altri parenti erano mafiosi. Ancora ragazzo venne cacciato da casa dal padre, capo del piccolo clan familiare e membro di un clan più vasto, che si sforzava, invano, di imporre a Peppino le sue scelte e il suo codice comportamentale mafioso.

Nel novembre 1965 Peppino si avvicinò alla politica, iniziando un’attività politico-culturale antimafiosa e fondando il giornalino L’idea socialista. Dal 1968 in poi partecipò, con ruolo di dirigente, alle attività dei gruppi comunisti di sostegno alle lotte degli edili, dei disoccupati e dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo.

Nel 1975 costituì il gruppo culturale Musica e cultura, dove trovavano anche spazio il Collettivo Femminista e il Collettivo Antinucleare. Nel 1976 fondò Radio Aut, radio libera e autofinanziata. Dai microfoni di questa radio, Peppino denunciava costantemente e caparbiamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini (primo tra tutti quelli del capomafia Gaetano Badalamenti) che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto di Palermo.

Radio_Aut

Nel 1978 si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, ma venne assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978. Con il suo corpo, dilaniato da una carica di tritolo sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani, fu creata una macabra scena per farla apparire come la morte di un attentatore suicida. Pochi giorni dopo, venne comunque eletto simbolicamente in Consiglio comunale.

L’uccisione passò quasi inosservata perché la mattina del 9 maggio avvenne il ritrovamento a Roma del corpo di Aldo Modo (l’uomo politico italiano rapito e assassinato dalle Brigate rosse). Tutta l’attenzione dei mezzi d’informazione e dell’opinione pubblica venne rivolta a questo gravissimo episodio che aveva tenuto l’Italia con il fiato sospeso per settimane. La morte di Peppino venne rapidamente archiviata, dopo indagini frettolose, come “attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato o, in subordine, come suicidio eclatante”.

Da quel momento, grazie all’attività della madre Felicia, del fratello Giovanni e del Centro siciliano di documentazione di Palermo (dal 1980 intitolato proprio a Giuseppe Impastato), iniziò una grande attività per fare riaprire le indagini e portare, con nuove prove documentali, ad individuare la matrice mafiosa del delitto.

 Il 9 maggio del 1979, primo anniversario dell’uccisione di Peppino, venne organizzata per le strade di Cinisi la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia italiana a cui parteciparono oltre 2.000 persone provenienti da tutta Italia.

La storia giudiziaria fu comunque molto lunga e complessa. Vi fu un grande coinvolgimento dell’opinione pubblica italiana ed anche una petizione popolare per far riaprire il caso, ma fu in seguito a dichiarazioni fatte dal mafioso pentito Salvatore Palazzolo (che indicava in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo) che l’inchiesta venne formalmente riaperta nel giugno del 1996.

Il 5 marzo 2001 la Corte d’Assise riconobbe il mafioso Vito Palazzolo colpevole dell’assassinio di Peppino Impastato, condannandolo a 30 anni di reclusione e l’11 aprile 2002 il capomafia Gaetano Badalamenti venne condannato all’ergastolo come mandante del delitto.

Alla vita di Peppino, nel 2000, è stato dedicato il film di Marco Tullio Giordana I cento passi – i “cento passi” sono quelli che separavano la sua casa da quella del boss Tano Badalamenti, una distanza simbolica a significare la lontananza di Peppino dalla mentalità mafiosa. Il film non guadagnò nessun Oscar negli USA, ma in Italia vinse cinque prestigiosi premi.

Oggi Peppino Impastato è ricordato nelle scuole italiane e in moltissime manifestazioni nazionali. Su di lui vi è una vasta bibliografia e anche la musica lo ricorda con canzoni che spesso utilizzano come testo le sue poesie. Basta visitare il suo sito (www.peppinoimpastato.com) e quello della Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi (http:www.casamemoria.it) per rendersi conto di come Peppino sia una memoria viva e di come sia uno dei simboli principali dell’Italia che si oppone alla mafia.

Una pagina nera quindi della storia italiana, ma illuminata e riscattata dal sacrificio di un uomo libero come Peppino Impastato e di quanti, numerosissimi, con la madre e il fratello in testa, seppero opporsi, con tenacia e per anni, alla vergognosa soluzione dell’archiviazione senza colpevoli.

 Luigi Catizone